La riforma che, tendendo all’ennesima semplificazione della burocrazia, rimette in questi giorni mano al delitto d’abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) mira -a sentire chi la propugna e sostiene- ad eliminare una possibile fonte di stasi degli appalti e dell’attività della amministrazione pubblica in generale.
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Nell’estate di 40 anni fa si concentrarono le due stragi di più vaste dimensioni che hanno insanguinato il nostro Paese: 81 le vittime del DC 9 abbattuto da un missile sui cieli di Ustica ed altre 85 quelle conseguite all’esplosione dell’ordigno alla stazione di Bologna. Continua a leggere

Il tema sul quale voglio spendere qualche espressione meriterebbe un’ampia ed approfondita analisi, attesane la centralità e la estrema delicatezza.

Ma io mi limito a brevi osservazioni di ordine generale, capaci tuttavia di giungere alla conclusione che anche questo cosiddetto scandalo non porterà a nulla. Infatti, è oramai un anno da che sono emerse quelle intercettazioni che davano conto di quali fossero le modalità malate che venivano seguite per giungere alla determinazione di vertici di Uffici Giudiziari importanti, specialmente delle Procure.
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Al fine di programmare la “fase due”, sette Paesi europei si sono adoperati per attivare un sistema di tracciabilità dei contagi del virus, proposto, in primis, da Apple e Google, che ha la caratteristica di ritracciare i soggetti che la scaricano, mediante il dispositivo Bluetooth.
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È trascorso solo un anno da quando l’Associazione Antigone, facendo ingresso in 85 istituti penitenziari per verificarne le condizioni effettive, ha registrato un aumento del numero detenuti nelle carceri italiane, pur a fronte di progressiva riduzione dei reati commessi negli ultimi anni; tendenza curiosa che, a giusta ragione, veniva ricondotta all’orientamento vieppiù repressivo assunto dal legislatore, sempre più teso ad inasprire a sprazzi il trattamento sanzionatorio delle numerose fattispecie incriminatrici presenti nell’ordinamento.
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Il 20 aprile abbiamo potuto ragionare di diritto, nonostante tutto, valendoci della tecnologia telematica che mi sforzo di praticare.
Nel contesto dell’analisi della responsabilità degli enti collettivi per gli infortuni sul lavoro, si è anche trattato il tema dell’emergenza Covid 19 e di quanto questa determini la necessità di rivedere la valutazione del rischio negli ambienti d’impresa, comportando l’aggiornamento dei modelli di sicurezza aziendali.
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Intervenendo con la legge 69 del 2019 a disciplinare in maniera articolata la tematica della violenza domestica o di genere (cd. codice rosso) nell’intento di recare maggiore incisività ad istituti, concetti e modalità d’intervento in quel contesto, oltre che ad inasprire le sanzioni di numerose fattispecie di reato, il Legislatore si è lasciato, tuttavia, sfuggire un particolare di enormi rilevanza e ricaduta concrete.
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La contingenza sanitaria ha imposto il più ampio ricorso ai sistemi di comunicazione telematici un po’ dappertutto; se già negli stili comportamentali di molti si era adusi sostituire molti incontri personali con dialoghi a distanza, in questo periodo di forzata lontananza fisica, era certamente scelta pragmatica e logica quella di far procedere quanto possibile ed urgente in altra modalità.
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Pare che ci siano ancora alcune settimane per riflettere, prima che vita ritorni progressivamente a canalizzarsi, prima che le esigenze immediate di riassestarsi economicamente nel contesto preoccupante che si figura unita alla tendenza a rientrare nelle abitudini stabili ci vadano a sopraffare e ci ricaccino nel vortice del quotidiano.
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La primavera del 2020 ha segnato il destino delle generazioni nate nel secondo dopoguerra, rappresentando per loro l’evento epocale che, almeno quelli della mia età, immaginavano oramai di avere avuto la buona sorte di non dover fronteggiare.
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